Attenti alla postura qualsiasi sia il lavoro che facciamo

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Attenti alla postura qualsiasi sia il lavoro che facciamo

cuoco

postura sul lavoro

Qualunque sia il lavoro che facciamo, i movimenti ripetuti che esso ci impone possono causare una serie di disturbi a livello muscoloscheletrico e altre patologie da sovraccarico biomeccanico. La routine lavorativa, con la combinazione tra azioni ripetute  anche inconsapevolmente – e l’esigenza di compierle rapidamente, genera posture scorrette, movimenti microtraumatici, ipersollecitazioni funzionali che, sommandosi nel tempo, minacciano la nostra salute. Serve tempo per imparare a muoversi in modo corretto sul lavoro e purtroppo, con la vita che facciamo, di tempo ce n’è sempre poco. Tuttavia la prevenzione posturale è centrale per migliorare la qualità della vita.

Il cuoco o la colf lavorano per molto tempo in piedi, con il corpo leggermente flesso in avanti, quando sono ai fornelli o fanno le pulizie di casa. Questa posizione genera una instabilità sul tratto lombare della colonna vertebrale, perché con le gambe tese e il tronco in semi flessione, la catena muscolare posteriore delle gambe, il quadricipite, gli addominali e lo psoas si scaricano, non dando più sostegno al bacino e al tratto lombare, che non essendo protetto diventa il primo fulcro mobile e quindi instabile.

In questa situazione, per motivi e leggi fisiche, il tratto lombare deve sostenere un numero di chilogrammi pari quasi al doppio del peso corporeo, mettendosi in una situazione di rischio e instabilità e andando, nel corso del tempo, a creare patologie da sovraccarico quali ernie del disco, artrosi,  e così via. Se a questo aggiungiamo delle torsioni del corpo, abbiamo altri sovraccarichi funzionali importanti sulla colonna. Che rimedio c’è a tutto questo?

Facciamo molta attenzione a come usiamo le gambe. Se dobbiamo inginocchiarci per raccogliere un oggetto evitiamo di piegare la schiena, usiamo le gambe, pieghiamole sfruttando i quadricipiti che sono i muscoli più potenti del nostro corpo.

Quando ci troviamo davanti a un piano di appoggio, per esempio il tavolo da stiro, teniamo le gambe leggermente flesse e un po’ divaricate in maniera tale che tutto il peso venga il più possibile scaricato sui quadricipiti. Se siamo persone molto alte cerchiamo di abbassare il nostro baricentro per avvicinarci il più possibile al piano di appoggio dove stiamo lavorando. Si può anche sfruttare lo stesso piano appoggiandoci su di esso e caricandovi così una parte del nostro peso, in modo che la schiena lo subisca meno.

Si tratta di acquisire progressivamente una maggiore padronanza e consapevolezza dei movimenti e dei gesti che facciamo, soprattutto quando avvengono in modo automatico e li ripetiamo senza pensarci. Possiamo riuscirci, confrontandoci e prestando ascolto ai suggerimenti del terapeuta, di un professionista che sappia spiegarci quali sono i movimenti più o meno giusti e quelli più o meno sbagliati nel nostro lavoro.

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