Epicondilite, come trattare il ‘gomito del tennista’

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Epicondilite, come trattare il ‘gomito del tennista’

gomito del tennista

Novak Djokovic of Serbia bleeds from his right wrist and elbow after falling in the first set against Roger Federer of Switzerland during their men's singles final match at the U.S. Open Championships tennis tournament in New York, September 13, 2015. REUTERS/Eduardo Munoz Picture Supplied by Action Images

Nelle ultime settimane tutti gli italiani si sono riscoperti fan del tennis, anche per via della splendida cavalcata di Matteo Berrettini e Jannik Sinner agli Australian Open. Il tennis sta vivendo una nuova grande popolarità con tanti giovani che iniziano a praticarlo sperando di emulare i loro beniamini. In tempo di pandemia poi è uno degli sport più sicuri in assoluto dato che i giocatori non vengono mai a contatto. Scopriamo allora uno dei disturbi muscolari più noti per chi pratica il tennis, ovvero la epicondilite meglio conosciuto come il “gomito del tennista”.

L’epicondilite è un processo infiammatorio che interessa l’inserzione dei muscoli epicondilei sull’epicondilo, una sporgenza dell’estremità inferiore esterna dell’omero; è quindi una tendinopatia inserzionale. I muscoli epicondilei, estensori dell’avambraccio, sono quelli che permettono di sollevare la mano e il polso e consentono inoltre il piegamento all’indietro delle dita. L’articolazione del gomito che può venire colpita dall’epicondilite è posizionata tra l’omero e il radio; talvolta viene quindi definita come epicondilite omerale oppure radiale.

L’epicondilite viene anche definita laterale, mediale o posteriore dipendentemente dai muscoli che sono interessati dal processo infiammatorio. Molti la considerano una patologia prettamente sportiva (viene popolarmente definita come gomito del tennista o, più raramente, gomito del golfista), ma, in realtà, riguarda anche soggetti, non necessariamente praticanti attività sportive, che usano ripetutamente i tendini del gomito per esigenze professionali (barbieri, carpentieri, dattilografi, muratori, operatori ai videoterminali, pittori, sarti ecc.).

La epicondilite viene considerata una “overuse syndrome” ovvero una sindrome da sovraccarico funzionale; con tale terminologia si identificano quelle patologie dei tessuti molli articolari dovute alla ripetitività quotidiana, per lunghi periodi di tempo, di determinati movimenti. Il periodo di massima insorgenza della epicondilite è quello compreso tra i 30 e i 50 anni di età. Il sintomo principale dell’epicondilite è rappresentato da un dolore nella zona laterale del gomito, dolore irradiato talvolta lungo il bordo radiale dell’avambraccio e che si acutizza quando si compiono movimenti di estensione o supinazione.

Talvolta il soggetto affetto da epicondilite avverte una sensazione di debolezza del braccio anche se gli sforzi compiuti sono minimi e i movimenti sono abbastanza semplici. Nelle fase iniziali, la patologia viene spesso sottovalutata perché la dolenzia provata è veramente molto modesta; questa sottovalutazione è spesso causa di problemi futuri sia dal punto di vista funzionale sia dal punto di vista riabilitativo dal momento che più il quadro peggiora tanto più si allungheranno i tempi di guarigione.

Il trattamento della epicondilite secondo il metodo di rieducazione posturale Mézières ha lo scopo di lavorare  sulle belle linee del braccio, ovvero ridare una forma e una proporzione armoniosa alla muscolatura dell’arto superiore rispettando il giusto allineamento degli assi degli arti. Il trattamento si realizza con il paziente supino e il braccio disteso a terra in apertura, da qui il terapista inizia il lavoro di modellaggio su tutto l’arto superiore: spalla, gomito, polso fino alle dita, correggendo i compensi ed effettuando un allungamento muscolare mirato a ricreare l’armonia nella lotta tra muscoli ago-antagonisti.

Il lavoro sulle belle linee del braccio è reso ancora più fine grazie al lavoro analitico sulle dita: il terapista realizza un allungamento specifico su ogni singolo dito della mano, rispettando il giusto allineamento assiale, andando a lavorare singolarmente su fasce muscolari diverse. Posizionando il paziente in torsione laterale, si può ottenere partendo dal  lavoro analitico della mano,  un lavoro globale  su tutta la catena del braccio, fino alla spalla. Lo scopo di ricreare le belle linee del braccio è quello di ridare ai muscoli la loro lunghezza ideale e quindi riequilibrare la lotta ago-antagonisti, spesso causa dell’epicondilite.

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